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Uso sostenibile della risorsa corallo

Uso sostenibile della risorsa coralloTHE MANAGEMENT MEASURES ADOPTED IN MEDITERRANEAN SEA
Assocoral, the National Association of coral producers of Italy, has promoted since 1981 several meetings, workshops, seminars, on red coral and researches and legislation aimed to a sustainable utilization of coral resource. In 2009 we were very supportive of a new involvement of GFCM in the management of red coral. The GFCM is the General Fisheries Commission for the Mediterranean sea. It is a regional fisheries management organization established by FAO, an organization of United Nations. The main objective of the GFCM is to promote the conservation and a sustainable management of marine resources in the Mediterranean sea. The GFCM organized a series of workshops started in 2010, these workshops held in many cities of several countries  where attended by participants from different sectors: fishers, scientists, managers, representatives of administrations of countries exploiting red coral, artisans using the resource.               The aim was to  establish commendations and regional management plan for the sustainable exploitation of red coral in all the Mediterranean sea.
Nowday the management measures adopted in Mediterranean sea  are:
- The only permitted  gear for the harvesting is a hammer used by scuba diver. Any other way of fishing is prohibited.
- The use of Rov (Remo operated underwater Vehicles)  maybe authorized only for prospection in some areas and this authorization must have not a negative impact on the sustainable exploitation of red coral.
- It is prohibited the exploitation at depth less than 50 meters, a derogation could be authorized only for a limited banks of red coral.
- The fisherman authorized by national authorities  have to supply reports concerning to the daily catches and fishing effort by area and depths.
- Scientific and technical knowledge acquired must be taken into account to develop and review the adaptive regional management plan.
- It is prohibited the harvesting  of small colonies, exactly whose basal diameter is smaller than 7mm at the base of the  colony  , with a maximum tolerance limit of 10% in live weight  of undersized (7mm ) colonies.
- The red coral colonies fished must be landed in a limited number of designated ports in order to control the fishing and to ensure data for the regional management plan, more over data collection forms shall be compiled.
- Adaptive regional management plan has been discussed in several workshops since 2014 and it could be still revised according to the inputs of the experts , it is probably that this plan will be approved during 2016.
- The GFCM Recommendations must be adopted by each Mediterranean country and only stricter measures may be implemented or maintained by a single country.

The principle of the management plan is based on reference points related to the percentage , in weight, of colonies fished below legal size (7 mm at the base) of  red coral , increasing the quantity of small size fished , the effort of fishing must be reduced, if this quantity become too much the fishing must be closed. The management plan considers the licensing system, for example in Sardinia (Italy), less than 2 dozens of licenses are released from authority. The licensing system is linked to Annual Quotas , that permits to control the quantities fished. There are also spatial and temporal restrictions for the control of fishing effort, that means it is allowed to fish only in some areas and for a limited number of season, that system guarantees a rotation of the area of  exploitation too.

DIFFERENZA TRA CORALLO DI BARRIERA E CORALLO PREZIOSO
E’ scorretto porre sullo stesso piano il corallo utilizzato in gioielleria e quello delle formazioni coralline, che in verità non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro.
E’ pur vero comunque che gli zoologi li inseriscono nello stesso gruppo (Cnidari) e nella stessa classe (Antozoi), anche se i coralli delle barriere tropicali sono madreporari e risiedono in acque superficiali, mentre il corallo utilizzato in gioielleria  è un gorgonaceo, appartenente alla famiglia delle Gorgonie (pescato su fondi rocciosi a 10-15 m di profondità e oltre).
Le 5 specie di corallo utilizzate in gioielleria , perché adatte per le loro caratteristiche di durezza e compattezza, sono :
CORALLIUM RUBRUM, JAPONICUM, ELATIUS, SECUNDUM, KONJOI.
Nessuna di queste specie proviene da barrire coralline.
Il Corallium rubrum, è diffuso in tutto il Mar Mediterraneo. Comunemente noto come Corallo Sardegna o appunto Corallo Mediterraneo, si trova fino a 200 metri di profondità ed è generalmente di colore rosso con tonalità più o meno chiare a seconda della zona di provenienza .
Il Corallo Giapponese, come vengono a volte impropriamente indicate le 4 specie provenienti dall’Oceano Pacifico, presenta invece  colorazioni che passano dal rosso intenso del corallo moro giapponese, l’AKA, fino al rosa pallido del famoso pelle d’angelo (il BOKE’), passando dall’arancio del CERASUOLO e il bianco rosato del DEEP SEA o del MISSU. Si può trovare anche a profondità notevoli: fino a 1000 - 1500 metri di profondità; da qui la denominazione di una varietà di questi coralli DEEP SEA CORAL (corallo di mare profondo). Le denominazioni in maiuscolo indicano nomi commerciali comunemente utilizzati dagli addetti ai lavori così come detto per il CORALLO MEDITERRANEO.

Puntualizza Tommaso Mazza, Presidente di Assocoral:
“I coralli utilizzati in gioielleria, sia quello del Mediterraneo sia le altre 4 specie presenti nel Pacifico, non sono coralli di barriera. Delle circa 1200 specie esistenti di coralli, soltanto 5 sono lavorabili e nessuna di esse proviene dalle barriere coralline. Sono coralli di profondità.
Del resto, i coralli di barriera, hanno caratteristiche non adatte alla lavorazione.
A volte usati come souvenir per turisti, sono troppo friabili e non adatti all’uso in gioielleria, e in più, sono protetti da rigidissime norme che ne vietano il prelievo.
Questo però non è sempre ben chiaro e anzi viene spesso strumentalizzato.
Negli ultimi tempi, soprattutto, è aumentata l’attenzione e la coscienza per i problemi ambientali e le ripercussioni sul nostro comparto possono essere notevoli se veniamo accomunati a condotte sempre più condannate  dalla comunità.
Pertanto ribadisco che i coralli di barriera non sono utilizzati e utilizzabili  in gioielleria, e per altro ne è vietata completamente la pesca e la commercializzazione.
Ben altro discorso per i coralli preziosi di profondità, quelli che noi preleviamo e lavoriamo per uso commerciale.
Il prelievo di questi ultimi è consentito ed è regolamentato da specifiche norme legislative, esistenti ormai da anni nella nostra regione Sardegna e diffuse ormai in tutto il Mar Mediterraneo, grazie alle quali il mondo scientifico ha potuto affermare, negli ultimi anni, che queste specie di coralli non sono a rischio di estinzione, perché adeguatamente protette e tutelate.
Noi stessi siamo impegnati in prima linea, come Associazione, per assicurarne un uso sostenibile, sotto il controllo di un’agenzia FAO, la GFCM.
Intendo, per uso sostenibile, pratiche di raccolta che assicurino nel tempo la possibilità di avere sempre a disposizione materia prima che alimenti il nostro artigianato.
Come si può facilmente intendere, la nostra categoria è prioritariamente interessata a perché ciò avvenga. Pena la scomparsa stessa del settore.
Stesso discorso per i nostri colleghi giapponesi, che nei loro mari, in accordo con le norme emanate dalle loro autorità competenti, si adoperano per lo stesso fine comune”.

In definitiva, tutti i coralli utilizzati nella lavorazione, artigianale e non inquinante, sono di profondità, non sono a rischio di estinzione e non vanno confusi con quelli delle barriere coralline che non sono assolutamente utilizzati nelle nostre lavorazioni.
Federpreziosi
ITA ICE